

Nostalgia del passato incanta Isernia: un viaggio tra abiti che raccontano vite e melodie che danno voce al passato. L’evento, curato dall’Associazione Voci e Tradizioni, ha trasformato il chiostro di palazzo San Francesco in uno spazio sospeso, dove identità, cultura e memoria tornano protagoniste
Nostalgia del passato incanta Isernia aprendo le porte a un intenso percorso tra storia e tradizioni popolari. L’iniziativa conquista il pubblico, riportando in vita frammenti di memoria condivisa.
Nel suggestivo scenario del chiostro di Palazzo San Francesco, sede del Comune di Isernia, si è svolta la I edizione della rassegna culturale: “Nostalgia del passato”, promossa dall’Associazione Voci e Tradizioni, diretta dalla presidente Mariantonietta Collella, che, insieme alla vicepresidente, Emilia Petrollini, ha conferito alla serata un’eleganza e una sincera commozione. Ad aprire l’evento, il giornalista Pasquale Damiani, che ha moderato i diversi interventi.
L’iniziativa ha rappresentato un intenso viaggio nella memoria storica e culturale del territorio, attraverso la valorizzazione degli antichi costumi tradizionali di Isernia e del circondario. Di grande interesse la relazione dell’etnoantropologo Antonio Scasserra, attuale direttore del MUVES – Museo delle Vestimenta, laureato in Lettere e Beni culturali e ambientali, con una tesi dal titolo: “Le antiche fogge di vestire degli abitanti molisani dell’area del Matese attraverso le fonti documentarie e iconografiche”.
Con eleganza e competenza, Scasserra ha illustrato quattro splendidi abiti tradizionali, indossati da altrettante ragazze in rappresentanza dei paesi di Longano, Castelpizzuto, Isernia e Sant’Agapito, evidenziandone analogie e differenze. Ogni abito, unico nel suo genere, raccontava attraverso stoffe, ricami e rifiniture una storia di identità, tradizione e appartenenza.
Presenti la Redazione UMDI, Un Mondo D’Italiani, diretta da Mina Cappussi, presidente di Molise Noblesse e Filitalia International Bojano e Marco Monaco, giovane volontario del Servizio Civile. Accanto a loro, Alessia Cioffi e Valentina Pisano che hanno indossato gli abiti custoditi da Emilia Petrollini.

Attesa ed emozione hanno accompagnato l’esibizione di Daniele Monaco, che ha catturato l’attenzione del pubblico con la sua intensa e sentita interpretazione di Terra Nostra. La canzone, musicata dal Maestro Achille Carile su versi di Giovanni Eliseo, conquistò il primo premio e la medaglia d’oro alla Piedigrotta Molisana 1925.
A seguire, grande coinvolgimento anche per Rosangela Tedeschi, che ha affascinato i presenti con il suo “Racconto favola”:
“La sala era magnifica, piena di luci, la musica in sottofondo invitava a ballare sulle note di un languido valzer.
Per me, abito di provincia, era fatto nuovo ed entusiasmante, ma a dir la verità non mi sentivo affatto intimorito da tanta eleganza, eh sì, perché, anche se gli abiti indossati dalle altre signore erano certamente molto raffinati e magari venuti fuori da qualche costoso atelier, lo ero il più bello, originale ed ammirato.
Il colore rosa, unito all’oro dei ricami, le pieghe della gonna che scendevano eleganti, la splendida mappa bordata di merletto non temevano alcun confronto. La bella signora che mi indossava era certamente orgogliosa ed emozionata per i complimenti ricevuti durante la serata.
Ma cominciamo dall’inizio.
Vengo da Isernia, sono l’abito tradizionale del posto e la famiglia che mi possiede e custodisce gelosamente vive lì. Per una cortesia sono stato prestato alla signora che stasera mi indossa, moglie di un pezzo grosso. Voleva un abito unico per questa importante festa nella capitale… ed eccomi qua!
Ma ora le luci si attenuano, la musica pian piano svanisce, la festa è finita. Bene! Ho avuto il mio successo, ben presto tornerò a casa, tra le mie montagne, tra i vicoli stretti del mio paese. Eh, però, molto spesso non tutto va come si vorrebbe! Ho sentito che hanno bombardato Isernia… tanti morti, tanta distruzione, tanto dolore! Mio Dio, gli uomini non metteranno mai di essere cattivi e stupidi! E ora? Mi sento perso, non so più dove mi trovo, ma in tutto questo scompiglio mi rendo conto di essermi salvato, Chissà quanti vestiti belli e tradizionali sono finiti sotto le macerie!
Il tempo passa, vivo in un limbo in cui ho perso i punti di riferimento, non so dove sono, non so di chi sono. Ma un bel giorno, per qualche miracolo dovuto al nostro santo protettore S. Pietro Celestino, “ru Santone”, sento che sto tornando a casa dalla mia famiglia. Che emozione! Beh, le trine, il merletto, le pieghe della gonna non sono più tanto perfette… ma che fa? Le ferite guariscono.
Finalmente sono a casa, posso riposare nel mio baule. Chissà quando mi indosseranno di nuovo? Intanto dormo e mi riposo. Ehi? Chi è? Chi mi sveglia? Mi guardo intorno e vedo un signore che mi osserva ammirato. Nei suoi occhi noto lo sguardo di chi ama gli abiti del mio genere. Tra le tante voci sento che lo chiamano dottor Scasserra e sento dire anche che finirò in un Museo, con tanti altri splendidi vestiti miei simili. Che emozione! Il corpetto mi batte forte, le trine e i merletti gongolano per la gioia…
Allora, venite a vedermi tutti, guardatemi da ogni lato e non meravigliatevi se sentite bisbigli, risatine, fruscii… Sono le trine ed i nastri che palpitano per l’emozione; se poi guarderete attentamente sotto il corpetto, c’è un piccolo cuore che batte”.
La serata si è conclusa con tanto calore da parte del pubblico, profondamente coinvolto. Il tempo sembra essersi fermato per lasciare spazio ai ricordi e alle tradizioni. L’entusiasmo e la sentita partecipazione hanno reso speciale l’evento. Il successo di questa I edizione lascia presagire nuovi appuntamenti dedicati alla riscoperta delle radici e delle antiche usanze che continuano a vivere.
E ancora
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